I verbi in inglese

Il libro è una monografia / apologia dei verbi in lingua inglese. Lo puoi acquistare su Amazon o via email: guarinous@yahoo.com

INTRODUZIONE – tratta dal libro

Ho sempre considerato i verbi inglesi facili, troppo semplici. E per questa loro caratteristica non riconoscevo loro la stessa dignità che invece attribuivo ai verbi in lingua italiana – la mia seconda lingua: la prima è il dialetto siciliano.

Questa discussione nasce da un serio e ponderato ripensamento ed è quasi una maniera per scusarmi per l’abbaglio preso.

Scrivendo dei verbi in inglese rileggerò la loro semplicità alla luce di  ciò che realmente conta: la loro efficacia e funzionalità. Siete davanti ad un atto liberatorio: dopo anni di soccombenza intellettuale e culturale, mi emancipo e quasi arrendo all’evidenza dei fatti e cioè che, nonostante la loro seducente complessità che odora di pura trascendenza, i verbi italiani non sono capaci di estrinsecare la loro funzione primaria – esprimere il “quando” – con altrettanto successo rispetto ai loro cugini di terzo grado inglesi.

Nelle pagine che seguono, cercherò di trasmettere al lettore quel senso della loro bellezza dei verbi inglesi che mi sento solo adesso, libero finalmente, di avere scoperto.

Questo libro integra le lezioni di inglese che ho pubblicato online e anche come libro e quaderno di esercizi. Sebbene non riesca ad essere mai del tutto serio – e qui mi lascio davvero prendere la mano – spero di guidare il lettore veramente interessato verso una migliore comprensione dei verbi inglesi e delle loro sfumature e peculiarità.

Nessuna lingua nasce in funzione di un’altra. Nessuna lingua nasce per essere tradotta in un’altra. Spesso le lingue, non solo sono indifferenti al bisogno di tradurle, ma addirittura ostili. È per questo che già con la forza della mia provocatoria affermazione iniziale e adesso in maniera più delicata chiedo al lettore di spogliarsi della sua italianità, per provare a rendere viva la lingua inglese per lui quanto può esserla per un madrelingua. Mi si lasci dire che non si studia una lingua per farla vivere nella propria mente all’ombra di un’altra: è come un matrimonio di convenienza. Magari funziona lo stesso, ma mancherà sempre qualcosa.

 

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