Approfondimento: inglese e dialetto siciliano

Non ho mai fatto dell’insegnamento la mia professione, ma è stata sempre e solo una mia passione. Quindi, non avendo mai avuto una professionalità sono sempre stato libero di insegnarlo come più mi aggradava o mi piacesse fare. In particolare ho sempre sfruttato le affinità esistenti fra il dialetto siciliano e la lingua inglese per rendere più comprensibile quest’ultima lingua ai miei studenti conterranei.

IL TEMPO DEI VERBI

In italiano abbiamo la cattiva abitudine di parlare al passato prossimo di eventi successi invece al tempo passato.

Qualche esempio.

Sono stato a Londra già nel 2011.

Ora, il 2011 è già ben sei anni nel passato.

Nel mio dialetto, il siciliano, si sarebbe detto in altro modo.

Vediamo come:

Fui a Londra ndo 2011 (dumilaeunnici)

Utilizzo questa caratteristica del nostro dialetto con i miei studenti per spiegare che lo stesso accade in inglese. Quando lo dico, di colpo, la difficoltà d’espressione della lingua inglese scompare quasi del tutto.

Ciò perché in inglese ed in siciliano, le frasi avvenute nel passato, bene o male, si esprimono nella stessa maniera, cioè utilizzando il passato remoto. La stessa frase vista in precedenza come esempio in italiano e siciliano, si direbbe infatti così in inglese:

I was in London in 2011.

Sia in dialetto siciliano che in inglese, per esprimere un evento avvenuto nel passato … utilizzeremo un verbo al passato! Pratica molto più logica dell’uso comune della lingua italiana, dove viene invece utilizzato il passato prossimo, non vi sembra?

A noi siciliani, quindi, l’uso anglo-americano non deve e non può apparire incomprensibile, visto che è tipico anche del nostro dialetto.

L’AUSILIARE

Quando studiamo i verbi inglesi nei tempi composti, dove andiamo ad utilizzare l’ausiliare, la maggior parte degli studenti trova problematico il fatto che il verbo utilizzato sia l’avere piuttosto che l’essere, come accade in italiano.

Se quindi in italiano diremo:

Io sono stato

in inglese avremo

I have been

che, letteralmente corrisponde a: “io ho stato”. Essendo una consuetudine diversa da quella della lingua italiana, lo studente la trova strana, difficile da accettare istintivamente, visti i parametri linguistici cui è ormai abituato il suo cervello.

Qualcosa scatta però quando faccio notare che la stessa pratica inglese la rinveniamo nel dialetto siciliano.

Ovviamente, essendo il nostro dialetto una lingua parlata e non studiata, non ne abbiamo una consapevolezza linguistica, ma solo un uso naturale, istintivo, assimilato dalla quotidianità. Per molti cui ho fatto notare questo fatto, è stato una sorpresa, perché si accorgevano per la prima volta che anche in siciliano l’ausiliare è il verbo avere.

Io sono stato

I have been

corrisponde al siciliano

c’aja statu

Di solito rendersi conto di questa affinità mette i miei studenti più a loro agio con l’uso della lingua inglese e, se hanno simpatia per il nostro dialetto come l’ho io, anche l’inglese comincia a stargli simpatico e non lo sentono più così irrimediabilmente distante dalla loro realtà quotidiana.

IL VERBO “DOVERE”

Un’altra sconvolgente ed avvincente scoperta riguarda il verbo “dovere”. Non credo di avere incontrato italiano che non storcesse il naso davanti al fatto che in inglese il verbo “dovere”, “must”, si utilizza solo al presente e che è aiutato da “should” al condizionale, ma che sostanzialmente negli altri tempi ed in tutti i tempi si può esprimere soltanto con “to have to”.

Quindi

devo andare.

si dice in inglese

I must go.

ovvero

I have to go.

Dopo questa analisi del fatto linguistico inglese, ho chiesto ad un mio alunno: ma in siciliano come si esprime il verbo “dovere”? Come diresti: “io devo andare?” Il mio studente tradusse la frase in siciliano e con sua sorpresa si accorge che, in buona sostanza, il verbo “dovere” non esiste e bisogna ricorrere al verbo “avere”. Egli dice:

Ju c’aja iri

In siciliano, così come in inglese, il verbo “dovere” in senso stretto non esiste ed è invece espresso col verbo “avere”.

COME STAI?

Come sappiamo bene, in inglese, “come stai?” si chiede nel seguente modo:

how are you?

Lo stesso identico modo in cui io spesso mi rivolgo ai miei conterranei:

comu si?

ovvero

Comu semu?

Spero che questo articolo sia servito a smitizzare un po’ le difficoltà della lingua inglese, ed allo stesso tempo dare dignità al mio caro dialetto siciliano.